Il protagonismo dei territori è forse la conseguenza più clamorosa della penetrazione della competizione economica e sociale al di sotto della pelle dello Stato (Bonomi). L'intreccio fra processi di globalizzazione, trasformazione del...
moreIl protagonismo dei territori è forse la conseguenza più clamorosa della penetrazione della competizione economica e sociale al di sotto della pelle dello Stato (Bonomi). L'intreccio fra processi di globalizzazione, trasformazione del capitalismo in senso post-fordista e governamentalità neo-liberale ha fatto dei territori i soggetti della competizione globale e i luoghi in cui più nitidamente si sono sperimentate crescenti difficoltà nel mantenimento della coesione sociale, nella conservazione e nell'adeguamento delle garanzie del welfare, nella costruzione di sviluppo e opportunità , nella definizione di un rapporto sostenibile con l'ambiente naturale. Il territorio oltre che soggetto della competizione è diventato anche il luogo della competizione: una dimensione in cui spesso si è sperimentato lo sfilacciarsi del legame sociale e il rapido sviluppo di processi di esclusione. Su questo sfondo la crisi-finanziaria prima ed economica poi-iniziata nel 2008 ha riproposto con forza l'esigenza di una correzione di rotta profonda della logica e delle dinamiche della società neoliberale proprio a partire dalle sue conseguenze sulle persone e sull'ambiente. I contributi raccolti nel volume collettaneo E. Leonardi, S. Lucarelli, (a cura di), L'Europa dei territori, Orthotes, Napoli-Salerno 2014 forniscono alcune preziose indicazioni in questo senso dal punto di vista sia delle categorie, sia delle concrete pratiche sociali. Si tratta di un volume in cui confluiscono i contributi elaborati nell'arco dell'anno accademico 2013-14 dal Centro Studi sul Territorio dell'Università di Bergamo in collaborazione con il Laboratorio per il Bene Comune (un cartello di associazioni attive nella provincia di Bergamo fra Treviglio e Romano di Lombardia). Partendo da prospettive disciplinari diverse e mescolando in modo fecondo riflessione teorica ed esperienze concrete, i contributi raccolti nel volume mettono in evidenza due questioni cruciali: da una parte, la necessità e l'urgenza di un ripensare il limite; dall'altra, il ruolo dei territori come luoghi privilegiati in cui immaginare e sperimentare nuove forme di contenimento dell'illimitato. La crisi economica ma anche le patologie della libertà , una crescita economica ambientalmente insostenibile ma anche una perdita di senso della vita individuale e collettiva impongono di ripensare il limite: i limiti dell'individualismo e della libertà individuale (Magatti); i limiti del ruolo e del peso dell'economia rispetto alla società ; i limiti del ruolo e del peso della finanza rispetto all'economia reale; i limiti dell'agire economico rispetto alla molteplicità delle dimensioni dell'umano (Giovanola), i limiti dello sviluppo economico rispetto alle risorse ambientali disponibili. La sfida è quella di ripensare, al di là delle soluzioni novecentesche, istituzioni e forme di soggettività consapevoli dei limiti indispensabili per declinare la libertà , l'efficienza e il benessere con la relazione con l'altro, la coesione sociale, la fragilità dell'ambiente: la libertà e i valori economici con la responsabilità e i valori sociali. In questa prospettiva il territorio diviene un laboratorio privilegiato. I vari contributi raccolti nel volume condividono, infatti, l'idea che l'ambito locale sia l'unica dimensione in cui i problemi sociali che affliggono le nostre esistenze, la nostra convivenza, il nostro rapporto con la natura possano divenire «comprensibili e affrontabili» (Lucarelli). Il locale diviene così il luogo privilegiato, se non esclusivo, di sperimentazione dell'innovazione sociale chiamata a far fronte alle sfide del presente: una dimensione in cui si realizza quella riduzione della complessità indispensabile per rendere conoscitivamente e praticamente maneggiabili questioni che su scala più ampia risultano ingovernabili. Il territorio è così l'ambito nel quale diviene pensabile e possibile ciò che a livello di Stato, di istituzioni europee o di governance mondiale risulta inconcepibile: una decolonizzazione del sociale dagli imperativi economici, una limitazione della logica e del potere del mercato, la rilocalizzazione dell'economia (Mamoli) e la riconduzione della moneta al suo unico ruolo funzionale al sistema economico reale (mezzo di pagamento e di scambio) (Amato, Beltrame), una crescita ambientalmente e socialmente sostenibile (Musolino, Burini, Cappelletti), una riappropriazione di capacità di autodeterminazione da parte delle comunità . Il locale, dunque, si configura non come il luogo cui si opera una chiusura localistica, endogamica ed escludente, ma come l'unica dimensione in cui si può fornire una risposta anche alle sfide globali. Il territorio non è così soltanto il soggetto della competizione