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Battaglia di Kohima

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Battaglia di Kohima
parte della campagna della Birmania della seconda guerra mondiale
Una veduta della collina di Garrison Hill, punto nodale della difesa anglo-indiana di Kohima, durante la battaglia
Data4 aprile - 22 giugno 1944
LuogoKohima, India
EsitoVittoria anglo-indiana
Schieramenti
Comandanti
Perdite
4064 morti, dispersi e feriti5764 morti in battaglia
Numero sconosciuto di morti per malattie o fame
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La battaglia di Kohima venne combattuta tra il 4 aprile e il 22 giugno 1944 nelle vicinanze della città di Kohima in India, nell'ambito dei più ampi eventi della campagna della Birmania della seconda guerra mondiale.

Punto di passaggio lungo la strada che conduceva al capolinea ferroviario e centro di smistamento dei rifornimenti alleato di Dimapur nell'Assam, Kohima venne assalita dalle forze della 31ª Divisione fanteria dell'Esercito imperiale giapponese nell'ambito di una più massiccia offensiva nipponica sferrata dalla Birmania in direzione dell'India (operazione U-Go). Iniziati il 4 aprile 1944, gli attacchi giapponesi si infransero contro la resistenza di una improvvisata guarnigione di truppe britanniche, indiane e nepalesi, asserragliata sulle colline attorno alla città e sostenuta unicamente tramite lanci di rifornimenti dagli aerei.

Dal 18 aprile una forza di soccorso anglo-indiana riuscì a rompere l'assedio di Kohima, soccorrere la guarnigione e iniziare a respingere i giapponesi dalle posizioni conquistate; le forze nipponiche si asserragliarono quindi su una serie di alture e continuarono a resistere al fine di tenere bloccata la strada che da Kohima conduceva a Imphal più a sud, città parimenti assediata dalle truppe nipponiche. Feroci combattimenti proseguirono fino al 22 giugno, quando gli anglo-indiani riuscirono a scacciare i giapponesi, riaprire la strada e ricongiungersi anche alla guarnigione di Imphal; migliaia di soldati giapponesi morirono di fame e malattie durante la ritirata a causa del completo collasso della logistica nipponica.

Lo stesso argomento in dettaglio: Operazione U-Go.

Nel dicembre 1941 le forze dell'Impero giapponese avevano invaso la colonia britannica della Birmania, conquistandola quasi completamente entro il maggio 1942 al termine di una rapida campagna e ricacciando i reparti anglo-indiani oltre la frontiera con l'India britannica più a ovest. Nei piani giapponesi la conquista della Birmania rivestiva una duplice importanza strategica: in primo luogo la regione serviva come bastione per difendere le recenti conquiste nipponiche nel Sud-est asiatico dalle controffensive dei britannici, e in secondo luogo la sua occupazione aveva portato all'interruzione della "strada della Birmania", la più importante via di collegamento con cui gli Alleati facevano affluire armi ed equipaggiamenti alla Repubblica di Cina, in guerra con il Giappone sin dal 1937. Nei piani approntati prima del conflitto non erano previste altre offensive più a occidente della Birmania, ma la relativa rapidità e facilità con cui i giapponesi si erano impossessati della regione spinse i comandanti nipponici a sottostimare gravemente l'abilità delle loro controparti anglo-indiane e a immaginare quindi operazioni più ambiziose[1].

Già nell'agosto 1942 il comando generale per le forze nipponiche nel Sud-est asiatico aveva ordinato alla 15ª Armata, responsabile del presidio della Birmania, di preparare dei piani per un'offensiva limitata in direzione della regione indiana dell'Assam, appena oltre la frontiera occidentale della Birmania. Questi piani vennero poi lasciati cadere a seguito delle controffensive statunitensi nel teatro bellico del Pacifico che richiamarono altrove le risorse belliche giapponesi, ma tornarono in vita nel giugno 1943 quando, a seguito di varie riorganizzazioni degli alti comandi nipponici nella regione, l'aggressivo tenente generale Renya Mutaguchi venne nominato comandante della 15ª Armata. Mutaguchi propose di sferrare un'offensiva molto ampia, consistente in un primo attacco nella regione costiera dell'Arakan per attirare le riserve anglo-indiane per poi sferrare un assalto più massiccio oltre la frontiera indo-birmana nell'Assam[1].

Il piano giapponese per invadere l'India, nome in codice "operazione U-Go", era originariamente concepito come un attacco di disturbo contro il IV Corps britannico schierato nella zona di Imphal nel Manipur, al fine di impossessarsi dei depositi di rifornimenti qui allestiti dagli anglo-indiani e interrompere i preparativi degli Alleati per un'offensiva in Birmania nell'anno 1944; Mutaguchi, tuttavia ampliò il piano fino a comprendere l'idea di un'invasione dell'India stessa con l'intenzione finale di rovesciare il dominio britannico nel subcontinente[2][N 1]. Se i giapponesi fossero riusciti a insediarsi in India, avrebbero dimostrato la debolezza dell'Impero britannico e incoraggiato i nazionalisti indiani nella loro lotta per la decolonizzazione del subcontinente[3]; inoltre, l'occupazione dell'area intorno a Imphal avrebbe avuto un impatto grave sugli sforzi statunitensi di rifornire l'esercito cinese per via aerea aggirando il blocco della "strada della Birmania"[1][4]. Le obiezioni degli stati maggiori di vari quartier generali furono infine superate e l'offensiva fu approvata dall'alto comando imperiale il 7 gennaio 1944[5].

Parte del piano prevedeva l'invio della 31ª Divisione giapponese (composta dal 58º, 124º e 138º Reggimento di fanteria e dal 31º Reggimento di artiglieria da montagna) alla cattura della città di Kohima, mossa volta a tagliare fuori il centro di Imphal più a sud. Mutaguchi desiderava poi sfruttare la cattura di Kohima per spingere la 31ª Divisione più a ovest verso Dimapur, il vitale capolinea ferroviario e base logistica alleata nella valle del fiume Brahmaputra[6]. Il comandante della 31ª Divisione, il tenente generale Kōtoku Satō, era tuttavia insoddisfatto del ruolo assegnato: non era stato coinvolto nella pianificazione dell'offensiva e nutriva seri dubbi sulla possibilità di rifornire adeguatamente la sua divisione attraverso il difficile terreno alla frontiera indo-birmana, al punto che aveva già detto al suo stato maggiore che avrebbero rischiato tutti di morire di fame[7]. Satō e Mutaguchi si erano anche trovati su fronti politici opposti durante la divisione tra le fazioni Toseiha e Kodoha all'interno dell'Esercito imperiale giapponese all'inizio degli anni 1930, e Satō mostrava diffidenza verso le motivazioni delle azioni di Mutaguchi[8].

Mosse di apertura

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Carta dell'operazione U-Go: in rosso posizione e movimenti delle unità giapponesi, in blu degli Alleati

A partire dal 15 marzo 1944, la 31ª Divisione giapponese attraversò il fiume Chindwin[9] vicino a Homalin e si mosse verso nord-ovest lungo sentieri nella giungla su un fronte largo quasi 100 chilometri. A causa della carenza di trasporti, metà dei cannoni da montagna del reggimento di artiglieria e le armi pesanti dei reggimenti di fanteria furono lasciate indietro; furono trasportate solo tre settimane di scorte di cibo e munizioni[10]. Nonostante la marcia fosse ardua, furono compiuti buoni progressi: l'ala sinistra della divisione, composta dal grosso del 58° Reggimento e comandata dal comandante del gruppo di fanteria della divisione[N 2], il maggiore generale Shigesaburō Miyazaki, era avanzata più in avanti rispetto formazione vicina (la 15ª Divisione di fanteria giapponese) quando il 20 marzo si scontrò con le truppe indiane che coprivano gli accessi settentrionali a Imphal[11].

Le truppe indiane erano costituite dalla 50th Indian Parachute Brigade, un'unità di paracadutisti impegnata ora come normale fanteria, sotto il comando del generale di brigata Maxwell Hope-Thomson[9]; sebbene questo non fosse l'obiettivo principale assegnato a Miyazaki, questi decise di sgombrare i reparti indiani, attestati nei dintorni di Sangshak, dalla sua linea di avanzata. La battaglia di Sangshak andò avanti per sei giorni: le truppe della brigata paracadutisti erano disperatamente a corto di acqua potabile[12], ma Miyazaki fu ostacolato dalla mancanza di artiglieria fino quasi alla fine della battaglia. Alla fine, quando altre truppe della 15ª Divisione giapponese si unirono agli scontri, Hope-Thomson si ritirò; la 50th Indian Parachute Brigade perse 600 uomini, mentre i giapponesi avevano subito oltre 400 perdite. Le forze di Miyazaki catturarono parte del cibo e delle munizioni che erano stati lanciati dalla Royal Air Force (RAF) ai difensori di Sangshak; tuttavia l'avanzata delle sue truppe, che avevano la via più breve e facile per raggiungere Kohima, fu ritardata di una settimana[13].

Nel frattempo, il comandante della Fourteenth Army anglo-indiana, il tenente generale William Slim, si rese conto tardivamente (e in parte solo grazie a documenti giapponesi catturati a Sangshak) che un'intera divisione giapponese si stava muovendo verso Kohima[14]; Slim e il suo stato maggiore avevano inizialmente creduto che, a causa del terreno proibitivo della zona, i giapponesi sarebbero stati in grado di inviare solo un reggimento per attaccare Kohima[15][16][N 3]. Slim sapeva che di guarnigione a Kohima vi erano poche truppe combattenti, a dispetto di un più numeroso contingente di soldati nelle unità di comunicazione e nei servizi di supporto, e soprattutto che nessuna unità da combattimento difendeva la base vitale di Dimapur, 48 chilometri più a nord. Dimapur conteneva un'area di depositi di rifornimenti lunga 18 chilometri e larga 1,6 chilometri[17][18]; poiché la caduta di Dimapur sarebbe stata disastrosa per gli Alleati, Slim chiese al suo superiore, il generale George Giffard comandante dell'11th Army Group[19], di avere più truppe per proteggere Dimapur e prepararsi a soccorrere la guarnigione di Imphal[20].

Gli Alleati stavano già rinforzando frettolosamente il fronte di Imphal[21] e, come parte di questa mossa, la fanteria e l'artiglieria della 5th Indian Infantry Division furono trasferite dal fronte dell'Arakan, dove avevano appena partecipato alla sconfitta di un'offensiva giapponese sussidiaria nella battaglia di Admin Box. Mentre il corpo principale della divisione muoveva verso Imphal, la 161st Indian Infantry Brigade, comandata dal generale di brigata Dermot Warren e con il 24th Mountain Artillery Regiment aggregato, fu trasferita a Dimapur[22].

All'inizio di marzo, la 23rd Infantry Brigade britannica, parte del corpo speciale dei "Chindits" del maggiore generale Orde Wingate, fu sottratta alle operazioni di infiltrazione a lungo raggio dietro le linee giapponesi e inviata via ferrovia da Lalaghat a Jorhat, 80 chilometri a nord di Dimapur, dove avrebbe potuto minacciare il fianco di qualsiasi attacco nipponico alla base. Giffard e il generale Claude Auchinleck, comandante in capo dell'esercito anglo-indiano, si prepararono anche a inviare via strada e ferrovia a Dimapur la 2nd Infantry Division britannica e il quartier generale del XXXIII Corps indiano sotto il tenente generale Montagu Stopford, entrambi tratti dalla riserva generale schierata nell'India meridionale e centrale[23][24]. Finché il quartier generale del XXXIII Corps non fu giunto in posizione a Dimapur, il quartier generale della 202 Line of Communication Area (un comando amministrativo) del maggiore generale Robert Philip Lancaster-Ranking prese il comando delle truppe nell'area di Kohima[17][25].

Carta topografica della cresta di Kohima, con indicati i principali rilievi teatro della battaglia

L'importanza strategica di Kohima, nell'ambito della più ampia offensiva oltre il Chindwin del 1944, risiedeva nel fatto che la città occupava la sommità di un passo che offriva ai giapponesi la migliore via di penetrazione dalla Birmania all'India[15]. Attraverso questo passo correva una strada che costituiva la principale via di rifornimento tra la base di Dimapur nella valle del fiume Brahmaputra e Imphal[26], dove le truppe britanniche e indiane del IV Corps (composto dalla 17th, 20th e 23rd Indian Infantry Division) affrontarono la principale offensiva giapponese[27][28].

La cresta di Kohima si estende approssimativamente da nord a sud[29]; la strada da Dimapur a Imphal sale fino alla sua estremità settentrionale e corre lungo il suo versante orientale. Nel 1944, Kohima era il centro amministrativo dello Stato indiano del Nagaland, e residenza del vice commissario britannico Charles Pawsey; il suo bungalow sorgeva sul fianco della collina, in una curva della strada, con giardini, un campo da tennis e una club house collocati sulle terrazze soprastanti. Sebbene alcune terrazze intorno al villaggio fossero state disboscate per la coltivazione, i ripidi pendii della cresta erano densamente boscosi[15].

A nord della cresta si trovava l'area densamente abitata del villaggio di Naga, coronata dalle colline di Treasury Hill[15] e Church Knoll. A sud e a ovest della cresta di Kohima vi erano GPT Ridge e lo sperone di Aradura, coperto dalla giungla; i vari accampamenti di truppe di servizio britanniche e indiane dislocate nella zona diedero i nomi alle alture che sarebbero state importanti nella battaglia: ad esempio "Field Supply Depot Hill" o FSD (letteralmente "Collina del deposito rifornimenti da campo")[30][31]. Anche i giapponesi assegnarono propri nomi in codice alle caratteristiche del terreno attorno a Kohima: ad esempio, la collina di Garrison Hill che dominava Kohima[32] era conosciuta dai giapponesi come Inu ("cane") e il colle di Kuki Piquet come Saru ("scimmia")[33].

L'assedio di Kohima

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Prima dell'arrivo della 161st Indian Infantry Brigade, le uniche truppe combattenti nell'area di Kohima erano costituite dall'appena formato 1° Battaglione dell'Assam Regiment e da alcuni plotoni del 3° Battaglione (Naga Hills) del corpo paramilitare degli Assam Rifles[15]. Verso la fine di marzo la 161st Brigade si schierò a Kohima, ma il maggiore generale Ranking ordinò alle truppe indiane di fare ritorno a Dimapur poiché, inizialmente, si riteneva che quest'ultima avesse una maggiore importanza strategica: Kohima era considerata una posizione di blocco dell'avanzata nemica, mentre Dimapur era il capolinea ferroviario dove era immagazzinata la maggior parte dei rifornimenti alleati[17]. Slim temeva anche che i giapponesi potessero lasciare solo un distaccamento a contenere la guarnigione di Kohima mentre il corpo principale della 31ª Divisione si muoveva tramite piste e sentieri verso est per attaccare Dimapur[34].

Soldati giapponesi trasportano a spalla armi ed equipaggiamento attraverso la giungla birmana durante l'operazione U-Go del 1944

Con sollievo di Slim, Satō si concentrò invece sulla cattura di Kohima: poco dopo l'inizio dell'assedio, l'8 aprile, Mutaguchi ordinò direttamente a Satō di inviare un distaccamento per avanzare su Dimapur e questi inviò controvoglia un battaglione del 138° Reggimento, ma poche ore dopo il superiore di Mutaguchi, il tenente generale Masakasu Kawabe al comando dell'Armata d'area della Birmania, pose il veto alla mossa[35]. Mentre l'ala destra e il centro della 31ª Divisione giapponese si avvicinavano a Jessami, a oltre 130 chilometri di strada a est di Kohima, elementi dell'Assam Regiment intrapresero azioni ritardanti contro di loro a partire dal 1º aprile; ciononostante, gli indiani schierati nelle posizioni avanzate furono presto sopraffatti e all'Assam Regiment fu ordinato di ritirarsi. Entro la notte del 3 aprile, le truppe di Miyazaki raggiunsero la periferia del villaggio di Naga e iniziarono a sondare le difese di Kohima da sud[36].

Il quartier generale del corpo d'armata di Stopford assunse la responsabilità del fronte a partire dal 3 aprile[34]. Il giorno successivo Stopford ordinò alla 161st Brigade indiana di avanzare nuovamente verso Kohima, ma solo il 4° Battaglione del Queen's Own Royal West Kent Regiment, comandato dal tenente colonnello John Laverty, e una compagnia del 4° Battaglione del 7th Rajput Regiment arrivarono in città prima che i giapponesi tagliassero la strada a ovest della cresta. Oltre a queste truppe della 161st Brigade, la guarnigione era composta da un battaglione di prima linea (lo Shere Regiment) dell'Esercito reale nepalese, alcune compagnie del Burma Regiment, alcuni membri dell'Assam Regiment che si erano ritirati a Kohima e vari distaccamenti di convalescenti e truppe delle linee di comunicazione. La guarnigione contava circa 2500 uomini, compresi però circa 1000 non combattenti[37], ed era comandata dal colonnello Hugh Richards, un veterano che aveva prestato servizio in precedenza con i Chindits[38].

L'assedio iniziò il 6 aprile. La guarnigione di Kohima, lentamente relegata in un piccolo perimetro su Garrison Hill, fu continuamente bombardata e colpita da mortai, con i giapponesi che impiegarono in molti casi armi e munizioni catturate dai a Sangshak e in altri depositi alleati. Gli anglo-indiani avevano il supporto dell'artiglieria del corpo principale della 161st Brigade, che era a sua volta isolato a 3,2 chilometri di distanza a Jotsoma, ma come a Sangshak erano molto a corto di acqua potabile: il punto di rifornimento idrico era sulla cresta GPT, che fu catturata dai giapponesi il primo giorno dell'assedio; alcuni dei suoi difensori non furono in grado di ritirarsi in altre posizioni sulla cresta e si ritirarono invece verso Dimapur. Le cisterne d'acqua in tela su FSD e presso l'Ospedale generale indiano non erano state né riempite né interrate per proteggerle dal fuoco e, sebbene fosse stata scoperta una piccola sorgente sul lato nord di Garrison Hill, questa era raggiungibile solo di notte[39]. Le postazioni di soccorso medico erano esposte al fuoco giapponese e gli uomini feriti venivano spesso colpiti di nuovo mentre aspettavano le cure[40]

Alcuni dei combattimenti più duri ebbero luogo all'estremità settentrionale della cresta di Kohima, attorno al bungalow e al campo da tennis del vice commissario, in quella che divenne nota come la "battaglia del Campo da Tennis": il campo stesso divenne una terra di nessuno, con i giapponesi e i difensori di Kohima trincerati su lati opposti, così vicini l'uno all'altro che le granate venivano lanciate tra le trincee. Gli storici statunitensi Alan Millet e Williamson Murray scrissero, a proposito dei combattimenti a Kohima tra le truppe giapponesi e quelle anglo-indiane, che «in nessun luogo della seconda guerra mondiale, nemmeno sul fronte orientale, i combattenti si affrontarono con più insensata ferocia»[41]. Nella notte tra il 17 e il 18 aprile i giapponesi catturarono infine l'area dei bungalow del vice commissario; altri giapponesi catturarono l'altura di Kuki Picquet, tagliando in due le posizioni della guarnigione[42]. La situazione dei difensori era disperata, ma i giapponesi non proseguirono attaccando Garrison Hill poiché ormai erano esausti, debilitati dalla fame e dai combattimenti; quando spuntò l'alba le truppe della 161st Brigade indiana arrivarono per dare il cambio alla guarnigione[41][43].

Mitraglieri britannici trincerati nella zona di Kohima

La 2nd Infantry Division britannica, comandata dal maggior generale John M. L. Grover, aveva iniziato ad arrivare a Dimapur all'inizio di aprile, ed entro l'11 aprile la Fourteenth Army aveva nella zona circa lo stesso numero di truppe a disposizione dei giapponesi. La 5th Brigade britannica della 2nd Division sfondò i posti di blocco giapponesi per dare il cambio alla 161st Brigade a Jotsoma il 15 aprile; la 6th Brigade britannica prese quindi il controllo della posizione difensiva della 161st Brigade (il "Jotsoma Box"), consentendo a quest'ultima di lanciare un attacco verso Kohima il 18 aprile con il supporto aereo, di artiglieria e dei mezzi corazzati. Dopo un giorno di duri combattimenti, le truppe principali della Brigata (il 1º Battaglione, 1st Punjab Regiment, e i carri armati del 149th Regiment, Royal Armoured Corps) sfondarono le linee d'assedio giapponesi e iniziarono a dare il cambio alla guarnigione di Kohima[44]. A questo punto, Kohima assomigliava a un campo di battaglia della prima guerra mondiale, con alberi distrutti, edifici in rovina e il terreno coperto di crateri[45].

Col favore dell'oscurità, i feriti (in numero di 300) furono portati fuori dalla città sotto il fuoco nemico; sebbene un contatto fosse stato stabilito, ci vollero altre 24 ore per mettere completamente in sicurezza la strada tra Jotsoma e Kohima. Durante il 19 aprile e fino alle prime ore del 20 aprile, la 6th Brigade britannica rilevò le posizioni della guarnigione originale e, alle 06:00 del 20 aprile, il colonnello Richards cedette il comando dell'area[46]. Gli osservatori della 6th Brigade furono colti di sorpresa dalle condizioni della guarnigione; un ufficiale temprato dalla battaglia commentò: «Sembravano spaventapasseri invecchiati e macchiati di sangue, che cadevano per la fatica; l'unica cosa pulita in loro erano le armi, e odoravano di sangue, sudore e morte»[47].

I giapponesi di Miyazaki continuarono a cercare di catturare Garrison Hill, e si verificarono pesanti combattimenti per questa posizione per diverse altre notti con elevate perdite da entrambe le parti; le posizioni giapponesi su Kuki Picquet erano a soli 50 metri da Garrison Hill, e i combattimenti erano spesso corpo a corpo[48]. Sull'altro fianco di Garrison Hil, nella notte tra il 26 e il 27 aprile un attacco britannico riconquistò la clubhouse sopra il bungalow del vice commissario, che dominava la maggior parte delle posizioni centrali giapponesi[49].

La controffensiva

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Le rovine del campo da tennis e del bungalow del vice commissario di Kohima al termine della battaglia

I giapponesi riorganizzarono quindi le loro forze per attestarsi a difesa. La loro "Forza di Sinistra" sotto Miyazaki teneva la cresta di Kohima con quattro battaglioni[50]; il quartier generale divisionale, sotto lo stesso Sato, e la "Forza Centrale" del colonnello Shiraishi tenevano il villaggio di Naga con altri quattro battaglioni[51]; la "Forza di Destra", molto più piccola, teneva i villaggi a nord e a est[50].

Per supportare il loro attacco contro la posizione giapponese, i britannici avevano ammassato una concentrazione di artiglieria con 38 obici da montagna QF 3.7-inch mountain howitzer, 48 cannoni da campagna Ordnance QF 25 lb e due cannoni BL 5.5 inch Medium Gun[52]; anche la RAF, rappresentata principalmente dai cacciabombardieri Hawker Hurricane del No. 34 Squadron e dai bombardieri in picchiata Vultee A-31 Vengeance del No. 84 Squadron[53], bombardò e mitragliò le posizioni nipponiche. I giapponesi potevano opporre invece agli Alleati solo 17 cannoni da montagna leggeri, con pochissime munizioni[54]; tuttavia, il progresso del contrattacco britannico fu lento: i carri armati non potevano essere facilmente utilizzati e i giapponesi occuparono bunker che erano molto profondi, ben nascosti e disposti in modo da offrirsi supporto reciproco[55].

Mentre la 6th Brigade britannica difendeva Garrison Hill, le altre due brigate della 2nd Division cercarono di aggirare entrambe le estremità della posizione giapponese, ovvero il villaggio di Naga a nord e la cresta GPT a sud. Il monsone era ormai cessato e i ripidi pendii erano coperti di fango, rendendo molto difficili i movimenti e i rifornimenti; in alcuni punti la 4th Brigade britannica dovette intagliare gradini sui pendii e costruire corrimano per avanzare[56]. Il 4 maggio, la 5th Brigade britannica si assicurò un punto d'appoggio alla periferia del villaggio di Naga, ma lo perse a causa di un contrattacco[57]; lo stesso giorno la 4th Brigade, dopo aver effettuato una lunga marcia sul fianco attorno al monte Pulebadze per avvicinarsi alla cresta Kohima da sud-ovest, attaccò di sorpresa la cresta GPT sotto una pioggia battente e la catturò in parte, ma non fu in grado di sloggiare completamente i giapponesi[58]. Due comandanti della 4th Brigade furono uccisi in successione durante i combattimenti ravvicinati sulla cresta[59].

Una veduta del villaggio di Naga al termine degli scontri

Entrambe le mosse di aggiramento fallirono a causa del terreno e delle condizioni meteorologiche, e la 2nd Division si concentrò sull'attacco alle posizioni giapponesi lungo la cresta di Kohima dal 4 maggio in poi. Il fuoco proveniente dalle postazioni giapponesi sul versante opposto della cresta GPT colse ripetutamente le truppe britanniche che attaccavano Jail Hill sul fianco, infliggendo pesanti perdite e impedendo loro di catturare la collina per una settimana. Tuttavia, le posizioni furono lentamente espugnate una per una: Jail Hill, insieme a Kuki Picquet, FSD e DIS, fu finalmente catturata l'11 maggio, dopo che una raffica di proiettili fumogeni accecò i mitraglieri giapponesi e permise alle truppe britanniche di trincerarsi sul terreno appena conquistato[60][61].

Le ultime posizioni giapponesi sulla cresta ad essere catturate furono il campo da tennis e i giardini sopra il bungalow del vice commissario. Il 13 maggio, dopo diversi tentativi falliti di aggirare o assaltare la posizione, i britannici spianarono una pista fino alla cima sopra la posizione, pista tramite la quale un carro armato M3 Lee poté infine irrompere sul campo da tennis e distruggere le trincee e i bunker giapponesi lì presenti. Il 2° Battaglione, Dorsetshire Regiment, seguì il carro e catturò il pendio dove un tempo sorgeva il bungalow, liberando così definitivamente la cresta di Kohima[62]. Il terreno era stato ridotto a una landa desolata infestata da mosche e topi, con resti umani semisepolti ovunque; le condizioni in cui le truppe giapponesi avevano vissuto e combattuto sono state descritte da diverse fonti, tra cui l'autore Frank McLynn, come «indicibili»[63].

La situazione peggiorò per i giapponesi con l'arrivo di ulteriori rinforzi alleati[64]. La 7th Indian Infantry Division, comandata dal maggiore generale Frank Messervy, stava arrivando un pezzo alla volta su strada e ferrovia dall'Arakan; la sua 33rd Indian Brigade era già stata rilasciata dalla riserva del XXXIII Corps per unirsi ai combattimenti sulla cresta di Kohima il 4 maggio[59]. La 114th Indian Infantry Brigade e il quartier generale della divisione arrivarono il 12 maggio e (con la 161st Brigade al comando) la divisione si concentrò sulla riconquista del villaggio di Naga da nord. La 268th Indian Infantry Brigade indipendente fu utilizzata per dare il cambio alle brigate della 2nd Division britannica e consentire loro di riposare, prima che riprendessero la loro avanzata verso sud lungo la strada per Imphal[64]. Tuttavia, quando gli Alleati lanciarono un altro attacco il 16 maggio, i giapponesi continuarono a difendere tenacemente il villaggio di Naga e lo sperone di Aradura[65]. Un attacco alla collina di Naga nella notte tra il 24 e il 25 maggio non guadagnò terreno, e un altro attacco, sferrato contro entrambe le estremità dello sperone di Aradura nella notte tra il 28 e il 29 maggio, fu respinto in modo ancora più deciso. Le ripetute battute d'arresto, insieme all'esaurimento e agli effetti del clima, iniziarono a influenzare in modo particolare il morale della 2nd Division britannica[66].

La ritirata dei giapponesi

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Soldati indiani e gurkha raccolgono armi giapponesi catturante durante la battaglia

Il fattore decisivo della battaglia fu la mancanza di rifornimenti da parte dei giapponesi. La 31ª Divisione giapponese aveva iniziato l'operazione con scorte di cibo sufficienti solo per tre settimane[54]; una volta esaurite queste scorte, i giapponesi dovettero sopravvivere con le scarse scorte catturate e con ciò che potevano procurarsi nei villaggi locali, sempre più ostili alla loro presenza. Poco prima dell'inizio dell'assedio di Kohima, i giapponesi avevano catturato un enorme magazzino nel villaggio di Naga con abbastanza riso per sfamare la divisione "per tre anni", ma questo fu immediatamente bombardato dai britannici e le scorte di riso andarono distrutte[67]. La 23rd Brigade britannica, inviata dietro le linee della divisione giapponese in missioni di incursione a lungo raggio, tagliò le linee di rifornimento dei nipponici e impedì loro di rifornirsi sulle colline di Naga a est di Kohima. Il comando giapponese organizzò due missioni utilizzando jeep catturate per trasportare i rifornimenti dal Chindwin alla 31ª Divisione, ma queste missioni recapitarono a destinazione principalmente artiglieria e munizioni anticarro piuttosto che cibo[54].

A metà maggio, le truppe di Satō stavano morendo di fame. Il comandante della 31ª Divisione riteneva ormai che Mutaguchi e il quartier generale della 15ª Armata giapponese stessero prestando poca attenzione alla sua situazione, poiché gli avevano impartito diversi ordini confusi e contraddittori nel corso aprile[68]: poiché l'attacco principale a Imphal stava ormai vacillando, Mutaguchi desiderava che la 31ª Divisione o parti di essa si unissero all'attacco a Imphal da nord, anche mentre la divisione stava ancora lottando per catturare e mantenere Kohima. Satō riteneva che il quartier generale della 15ª Armata stesse impartendo ordini irrealistici alla sua divisione, senza un'adeguata pianificazione o considerazione delle sue reali condizioni, né credeva che si stessero sforzando di inviare rifornimenti adeguati[69]; il generale iniziò quindi a considerare di ritirare le sue truppe per consentire il loro rifornimento[70].

L'incontro dei reparti anglo-indiani al Milestone 109, che sancì la fine della doppia battaglia di Imphal e di Kohima

Il 25 maggio, Satō notificò al quartier generale della 15ª Armata che si sarebbe ritirato da Kohima il 1° giugno, a meno che la sua divisione non avesse ricevuto rifornimenti[71]. Infine, il 31 maggio, Satō ordinò l'abbandono del villaggio di Naga e di altre posizioni a nord della strada per Imphal, nonostante gli ordini di Mutaguchi di mantenere la posizione[51]; ciò permise al XXXIII Corps anglo-indiano di aggirare la posizione di Miyazaki sullo sperone di Aradura e di iniziare a spingersi verso sud[72].

Il distaccamento di Miyazaki continuò a combattere azioni di retroguardia e a demolire ponti lungo la strada per Imphal, ma alla fine fu costretto ad abbandonare la strada principale e a ritirarsi verso est attraverso sentieri nella giungla. Il resto della divisione giapponese si ritirò dolorosamente verso sud, ma trovò ben poco da mangiare poiché la maggior parte delle poche provviste portate avanti attraverso il Chindwin era stata consumata da altre unità giapponesi, che erano tanto disperatamente affamate quanto gli uomini di Satō[73]. Molti membri della 31ª Divisione erano troppo indeboliti per trascinarsi più a sud di Ukhrul, vicino al campo di battaglia di Sangshak e dove erano stati allestiti ospedali (ma senza medicine, personale medico o cibo), o di Humine, 32 chilometri a sud di Ukhrul, dove Satō sperava invano di trovare rifornimenti[74].

Il XXXIII Corps indiano seguì i giapponesi in ritirata: la 2nd Division britannica avanzò lungo la strada principale, mentre la 7th Division indiana (utilizzando per la maggior parte muli e jeep per i trasporti) si mosse attraverso il terreno accidentato a est della strada. Il 22 giugno le truppe di testa della 2nd Division incontrarono al Milestone 109, 48 chilometri a sud di Kohima, il corpo principale della 5th Division indiana che avanzava verso nord da Imphal[75]: l'assedio di Imphal ebbe così termine e i convogli di camion trasportarono rapidamente rifornimenti vitali alle truppe anglo-indiane a Imphal[76].

Durante la battaglia di Kohima, le forze britanniche e indiane avevano perso 4064 uomini tra morti, dispersi e feriti[77]. Di contro, i giapponesi avevano perso almeno 5764 uomini in battaglia nell'area di Kohima[77], e molti membri della 31ª Divisione morirono successivamente di malattia o di fame, o si tolsero la vita[78][79].

Il memoriale dedicato alla 2nd Division britannica nel cimitero di guerra di Kohima

Dopo aver ignorato gli ordini dell'alto comando per diverse settimane, Satō fu rimosso dalla guida della 31ª Divisione giapponese all'inizio di luglio 1944; l'intera operazione U-Go giapponese fu interrotta nello stesso momento. Slim derise Satō come il meno intraprendente dei suoi avversari, e dissuase persino la RAF dal bombardare il quartier generale di Satō perché voleva che questi rimanesse in vita, visto che ciò avrebbe aiutato la causa alleata[80]; fonti giapponesi, tuttavia, incolpano il suo superiore Mutaguchi sia per le debolezze del piano originale sia per l'antipatia tra lui e Satō che portò quest'ultimo a concentrarsi sul salvataggio della sua divisione piuttosto che sul dirigersi verso obiettivi più lontani[81].

Dopo che Satō fu rimosso dal comando, rifiutò un invito a commettere seppuku e chiese il giudizio di una corte marziale per riabilitare il suo nome e rendere pubbliche le sue lamentele sull'operato del quartier generale della 15ª Armata. Su sollecitazione di Kawabe, Satō fu tuttavia dichiarato affetto da crollo mentale e inabile a sostenere un processo[82] e fu sostituito come comandante della 31ª Divisione dal tenente generale Tsuchitaro Kawada[83]. Il maggior generale Miyazaki fu promosso e nominato al comando della 54ª Divisione giapponese, in servizio sul fronte dell'Arakan[84].

Dal lato alleato, il maggior generale Grover fu dimesso dal comando della 2nd Division britannica il 5 luglio, a causa della percepita lentezza nel condurre l'offensiva e anche per le lamentele sulla gestione delle formazioni indiane (la 161st e la 33rd Brigade) aggregate alla sua divisione; venne sostituito dal maggiore generale Cameron Nicholson. Grover accettò il suo licenziamento stoicamente e fu nominato direttore dei servizi di assistenza sociale dell'Esercito britannico presso il Ministero della Guerra; settant'anni dopo la fine degli scontri a Kohima, un memoriale in suo onore fu inaugurato a Jotsoma, sede del suo quartier generale durante la battaglia[85]. Il generale di brigata Dermot Warren, che comandò la 161st Brigade indiana durante l'assedio, fu promosso e messo al comando della 5th Indian Division[86], ma morì in un incidente aereo l'anno successivo[87].

Il supporto aereo della guarnigione alleata di Kohima costituì uno sforzo che, al suo apice, forniva circa 500 tonnellate di rifornimenti al giorno per le unità nel teatro operativo[88]. Durante gli assedi di Kohima e Imphal, gli Alleati si affidarono interamente al lancio di rifornimenti da parte di aerei britannici e statunitensi[89] che decollavano dagli aeroporti in India, almeno fino a quando la strada dal capolinea ferroviario di Dimapur non fu liberata. A Kohima, a causa delle strette creste, la precisione nel lancio dei rifornimenti con il paracadute si rivelò un problema considerevole e, con l'intensificarsi dei combattimenti e la diminuzione dell'area tenuta dalla guarnigione, il compito divenne sempre più arduo e pericoloso[90]; per migliorare la precisione dei lanci, i piloti alleati furono costretti a volare "pericolosamente bassi"[91].

Il crescente predominio della potenza aerea fu un fattore determinante nell'aiutare gli Alleati a ribaltare le sorti della guerra in Birmania. Il rifornimento aereo permise alle truppe britanniche e indiane di resistere in posizioni che altrimenti avrebbero dovuto abbandonare a causa della carenza di munizioni, cibo e acqua; rinforzi e rifornimenti potevano essere portati per via aerea anche quando le guarnigioni erano circondate e isolate[92]. Al contrario, i giapponesi trovarono la propria situazione logistica più difficile da risolvere e questo, alla fine, fu uno dei fattori decisivi nella battaglia[71]

Il cimitero di guerra di Kohima, che ospita 1420 tombe di caduti alleati, è gestito dalla Commonwealth War Graves Commission[93]. Il cimitero si trova sulle pendici di Garrison Hill, in quello che un tempo era il campo da tennis del vice commissario[94]. L'epitaffio inciso sul memoriale nel cimitero dedicato alla 2nd Division britannica è diventato famoso come l'"epitaffio di Kohima"; esso recita:

(inglese)
«When you go home, tell them of us and say,
For your tomorrow, we gave our today»
(italiano)
«Quando torni a casa, racconta loro di noi e di':
per il tuo domani, abbiamo dato il nostro oggi»

Il verso è attribuito a John Maxwell Edmonds (1875–1958) e si pensa che sia stato ispirato dall'epitaffio scritto da Simonide per onorare gli Spartani caduti nella battaglia delle Termopili nel 480 a.C.[96][97].

Nel 2024 il governo del Nagaland ha inaugurato il Memoriale della Pace di Kohima alla presenza di Hiroshi Suzuki, allora ambasciatore giapponese in India. Il memoriale, insieme all'adiacente Eco-Park, è stato finanziato dall'Agenzia di cooperazione internazionale del Giappone attraverso il suo programma di "Assistenza ufficiale allo sviluppo"[98]. Il complesso ospita anche un museo, bancarelle, ristoranti e una cucina giapponese; le mostre del museo contengono estratti di diari personali di soldati giapponesi e britannici che documentano le loro esperienze di guerra nella zona[99].

  1. ↑ Secondo lo storico Julian Thompson, «ancora oggi [nel 2010] c'è disaccordo sul fatto che Mutaguchi intendesse o meno fermarsi a Imphal. Era favorevole a spingersi in India e, con l'aiuto delle rivolte dei nazionalisti indiani, a cacciare gli inglesi [...] Un possibile indicatore delle aspirazioni di Mutaguchi... era l'inclusione [nella forza di invasione] della 1ª Divisione dell'Esercito Nazionale Indiano (ENI) ... L'ENI era inefficace come forza da combattimento, quindi il motivo per cui Mutaguchi si era caricato di settemila bocche inutili poteva essere solo quello di usarle per la propaganda al suo arrivo in India». Vedi Thompson, p. 208.
  2. ↑ Una divisione di fanteria giapponese aveva un quartier generale separato, un "gruppo di fanteria" o una "brigata di fanteria", che, come in questo caso, poteva controllare qualsiasi distaccamento sostanziale dal corpo principale della divisione.
  3. ↑ Un reggimento giapponese era composto da circa 2600 uomini, mentre una divisione variava tra i 12000 e i 22000 uomini. Vedi Allen, p. 654.
  1. 1 2 3 (EN) Burma Campaign: Seizing Imphal and Kohima In World War II, su historynet.com. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  2. ↑ Allen, pp. 154–155.
  3. ↑ Allen, p. 154.
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  9. 1 2 Allen, p. 189.
  10. ↑ (EN) Burma Operations Record: 15th Army Operations in Imphal Area and Withdrawal to Northern Burma (PDF), su ibiblio.org. URL consultato l'8 febbraio 2026.
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  30. ↑ Rooney, p. 74.
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  85. ↑ (EN) Major General John M.L. Grover's monument unveiled, su nagalandpost.com (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
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  95. ↑ (EN) Burma 1944 – 1945, su worcestershireregiment.com. (Includes a photograph).
  96. 1 2 (EN) The Kohima 2nd Division Memorial, su burmastar.org.uk (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2015).
  97. ↑ (EN) What is the Kohima Epitaph?, su archive.iwm.org.uk (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2014).
  98. ↑ (EN) Sumir Karmakar, Eighty years after Battle of Kohima, peace memorial opened in Nagaland with Japanese aid, in Deccan Herald, 8 maggio 2024.
  99. ↑ (EN) Livine Khrozhoh, Kohima Peace Memorial & Eco-Park dedicated to Nagas–Japan friendship, in Eastern Mirror, 29 novembre 2025, p. 1.

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